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Da luglio del 2000 il Consorzio Universitario di Ricerca Applicata (CURA), del quale l’Università di Padova è socio fondatore ha avviato un progetto per la valorizzazione dei prodotti agroalimentari ecocompatibili nell’area del GAL 6 (comprendente le due comunità montane "Altopiano di Asiago Sette Comuni" e "Dall’Astico al Brenta") con il titolo “Sistema comprensoriale di valorizzazione e tutela dei prodotti locali – il marchio d'Area territoriale”.
Il progetto si è proposto di promuovere e favorire lo sviluppo delle aziende del territorio che dimostrassero attenzione e sensibilità ai principi della qualità, alla tutela della salute dei consumatori, alla trasparenza di filiera e soprattutto alla salvaguardia della qualità dell'ambiente.
La tematica dell’ambiente è il punto cardine del progetto che ha infatti l’obiettivo di proseguire, grazie al consenso e all’impegno delle due Comunità Montane, verso traguardi più ambiziosi finalizzati in maniera più specifica a tutelare e a migliorare le condizioni ambientali e paesaggistiche del territorio identificato con tale Marchio d'Area.
L’opportunità di finanziamento offerta dal Programma"Leader II" è stata l’occasione per dettare le norme di un grande "Sistema Qualità" e di assicurare, per il territorio della Montagna Vicentina, il controllo dei processi di produzione nel rispetto dell’ambiente.
La scelta di avviare tale progetto ha avuto origine dall’idea che non è più sufficiente che al consumatore siano presentati prodotti certificati e garantiti in sé e per sé (Vini D.O. C., Ciliegie con il marchio IGP, formaggi DOC, olio DOP e così via) - questo è certamente un requisito essenziale in un mercato sempre più globale e nello stesso tempo molto attento e sensibile al livello qualitativo delle merci - ma che risulta anche necessario fare in modo che i prodotti (e non solo quelli agricoli) siano percepiti come parte integrante di un territorio, all’interno del quale tutto e tutti lavorano per garantirne la qualità.
L’obiettivo qualità, dunque, deve essere applicato ad ogni aspetto del territorio stesso e della sua vita: dai processi produttivi (rispettosi dell’ambiente e attenti ad evitare qualsiasi forma di sperpero delle risorse), ai servizi (pensati e offerti in un’ottica di qualità globale) per arrivare alle infrastrutture e alla commercializzazione.
L’idea guida è stata dunque quella della necessità di far sì che chi compra una bottiglia di un vino D.O.C. Breganze o un pezzo di formaggio Asiago, così come il turista o la persona che per motivi di lavoro usufruisce dei servizi (alberghi, ristoranti, negozi, uffici, ecc.) di quest’area, percepisca che dietro a ciò che compra, o del servizio che gli è offerto, c’è un territorio che si muove in modo univoco per garantire non solo la qualità del prodotto, ma la qualità di ogni aspetto della vita di quel territorio.
Le prime fasi del progetto hanno visto la conduzione di un’analisi ambientale e agroalimentare iniziale sull’intero territorio coperto dal GAL 6. L’analisi è stata particolarmente impegnativa, vista l’estensione del territorio (circa 680 km2), la disomogeneità geo-morfologica e socio-economica tra la zona dell’Altopiano e la fascia pedemontana, e il numero complessivo di Comuni coinvolti (20), ed è stata attuata mediante la raccolta di dati e informazioni derivanti da ricerche in letteratura scientifica e/o coinvolgendo direttamente enti ed organizzazioni pubblici e privati, competenti nel territorio, e nella loro successiva elaborazione.
I risultati di questa analisi iniziale sono stati sintetizzati in un "Analisi Ambientale e Agroalimentare del territorio del GAL 6" strutturata secondo i seguenti punti:
Questo studio iniziale ha permesso di evidenziare alcuni aspetti ambientali, come la gestione della rete fognaria, dell’acquedotto, e la gestione dei rifiuti che, pur non giudicati particolarmente critici, mostravano di certo ampi margini di miglioramento e potevano rappresentare i primi obiettivi di miglioramento per il Sistema di Gestione Ambientale applicato all’intero territorio.
Tale Analisi inoltre voleva essere un quadro di partenza ampio, comprendente anche gli aspetti e le peculiarità agroalimentari. Sono state quindi considerate le produzioni agroalimentari più significative, per le quali sono state redatte specifiche "Schede Prodotto" riportanti oltre ad una descrizione de i prodotti ecocompatibili e del processo produttivo, anche indicazioni di tipo economico-commerciale (fatturato, volumi produttivi, estensione del mercato).
Le fasi successive del progetto si sono sviluppate con l’intento principale di introdurre, diffondere e garantire un marchio (Marchio d'Area "Qualità-Ambiente") in grado di consentire l’identificazione e la valorizzazione delle aziende agroalimentari che si fossero dimostrate adeguate a qualificare l’immagine del territorio del GAL 6.
A tale scopo il progetto ha previsto anche lo studio di un simbolo grafico (il "marchio") che potesse racchiudere in sé i concetti di appartenenza ad un territorio ben definito, di attenzione nei confronti dell’ambiente e di garanzia della qualità. Ci si è posti poi il problema di garantire rigore e oggettività (e quindi credibilità) alle attività di concessione dei marchi e alla loro successiva sorveglianza prevedendo la Certificazione di conformità (concessa da un Organismo di Certificazione accreditato) alle Comunità Montane. In altre parole, si è proposto di "certificare" il "servizio di rilascio del marchio", erogato dalle Comunità Montane alle aziende richiedenti, a fronte della verifica del rispetto dei requisiti riportati in regole di "Buona prassi" ("Disciplinari Integrati Qualità-Ambiente") appositamente predisposti per tipologia di prodotto (attualmente per i seguenti prodotti alimentari: Formaggio Asiago, Vino torcolato, Patata di Rotzo, Miele, Ciliegia di Marostica, Marroni e Speck).
Il sistema di rilascio e gestione del marchio d'Area è previsto su tre livelli tra loro interconnessi:
Primo livello: le aziende agroalimentari presenti sul territorio del GAL 6 possono richiedere alle Comunità Montane il rilascio del marchio d'Area "Qualità-Ambiente" seguendo la specifica istruttoria specificata nel Regolamento d’uso del Marchio. Le aziende potranno avere in concessione l’uso del marchio nel momento in cui avranno dimostrato di rispettare i requisiti specificati nel disciplinare applicabile.
Secondo livello: alle Comunità Montane è assegnato il
compito di rilasciare il marchio e di vigilare il continuo rispetto dei
requisiti specificati nei disciplinari integrati.
Più in particolare, al loro interno dovrebbe essere organizzato un ufficio per la gestione delle seguenti attività:
Inoltre presso le Comunità Montane dovrebbe essere istituito un Comitato per il Marchio d'Area preposto a dare il benestare per il rilascio del marchio "qualità ambiente" alle aziende richiedenti e ad approvare i nuovi disciplinari integrati eventualmente redatti.
Terzo livello: a questo livello si colloca un Organismo di Certificazione accreditato, al quale spetta il compito di approvare l’adeguatezza dell’intero sistema di rilascio e gestione del marchio e di certificarne la rispondenza rispetto a quanto specificato nel Manuale per il Marchio d'Area.
Il progetto, probabilmente tra i primi nel suo genere in Europa, si è posto degli obiettivi impegnativi e ambiziosi. Attraverso la realizzazione di un sistema di gestione facente capo alle Comunità Montane, messe nelle condizioni di definire e di vigilare l’applicazione di "modus operandi" rispettosi dell’ambiente e volti alla garanzia della qualità del prodotto, è possibile, infatti, indurre ad es. nel potenziale turista che visiti l’Altopiano e che cominci a notare il marchio "Qualità Ambiente", sulle confezioni dei prodotti o su insegne, cartelli, ecc., o che cominci ad associare tale marchio ad altre iniziative e progetti di promozione o di valenza ambientale, un’immagine di un territorio che si muove in modo coordinato ed univoco e nello stesso tempo rigoroso e trasparente per garantire non solo la qualità dei prodotti ecocompatibili o dei servizi, ma anche la qualità di ogni aspetto della vita nell’altopiano stesso.